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Più posti con la tecnologia

 
 

Il vero problema di oggi risiede nella difficoltà di trovare le persone con le giuste competenze.
Lo dimostra il fatto che le prime 10 posizioni più richieste dal mercato fino a un decennio fa non esistevano neppure. È, pertanto, necessario puntare l’attenzione proprio sulle competenze con azioni concrete da compiere per aggiornare le conoscenze della nostra forza lavoro. Questo significa non solo formare i futuri lavoratori, ma pure gestire il rischio di disoccupazione tecnologica.
E su questo tema è attualmente in corso un lungo di battito tra “tecnofobi” e “tecnottimisti”, con i primi a lanciare allarmi sui posti di lavoro a rischio a causa dell’automazione industriale e dell’introduzione di robot in produzione; e i secondi nel ruolo di difensori dell’innovazione. Un vero e proprio scontro tra “destabilizzanti” e “costruttutivi”.

In realtà, tecnologie e competenze sono al centro della tesi secondo cui questi fattori sono in grado di produrre “circoli virtuosi” e non dannosi per la società.

Il Professore Marco Taisch del Politecnico di Milano, sostiene che “la tecnologia consente di trasformare le macchine in oggetti smart che sono di certo più produttivi rispetto all’uomo; sicuramente è da rilevare che è inevitabile la perdita di questi posti di lavoro. Produrre più pezzi a prezzi inferiori significa aumentare la competitività dell’azienda, anche a livello globale.”
L’aumento di volumi di vendita fa crescere le dimensioni dell’organizzazione, e quindi, se l’azienda vende più prodotti, allora avrà bisogno di più macchine, ma pure di più persone, che quelle stesse macchine devono controllarle.
Pertanto, chi sostiene che l’automazione e i robot sottraggono lavoro, ragiona secondo la logica di produzione a volumi costanti e non a volumi crescenti.

Il secondo circolo virtuoso è legato alle competenze e riguarda il fatto che a fronte di una tecnologia sempre più spinta servono persone formate ad hoc, ed ecco perché è necessario l’upskilling delle competenze, affinché le persone diventino ancora più produttive, arrivando a ottenere un effetto moltiplicativo.
Un operatore 4.0 in grado di usare una macchina 4.0 saprà ottenere performance migliori dal macchinario stesso: quindi la produttività aumenterà ancora di più e di conseguenza, diventando l’azienda più competitiva, ci sarà bisogno di altre persone, e così via.

Insomma, le paure di chi vede la tecnologia come il nemico da combattere sono infondate: dati, ricerche e teorie lo confermano.
La perdita di lavoro in Italia non è stata la conseguenza della tecnologia, bensì è stata causata dai mancanti investimenti in nuove tecnologie.
Noi crediamo ed investiamo nella tecnologia e soprattutto nelle competenze e formazioni delle nostre risorse umane.

Fonte: Rivista Sistemi&Impresa, N.2  - marzo 2018

 
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